MEETING THE MYTH ~ Bobby McFerrin & the Circlesongs Tribe

Ciao!
Mi sono concessa un’opportunità, “un viaggio attraverso la musica e l’improvvisazione” e su invito di Tiziana ho sentito di volerla condividere.
Inizio con uno degli aneddoti più significativi, emozionanti, inattesi e speciali del mio soggiorno americano.

ENJOY!
Zelinda

INCONTRARE IL MITO 
(non è il titolo di un libro di epica)

ZB

USA, 200 km a nord di NYC. Rhinebeck è un paesino sperduto tra chilometri di prati, colline e alberi. Solo fattorie, cavalli, cerbiatti e marmotte, l’Hudson (gigantesco) a poca distanza, ruscelli e fiumi in abbondanza. E l’Omega Institute.
Succede che sono qui per una settimana per l’annuale Circlesongs Workshop.
Succede che ci sono dieci insegnanti incredibili che dalla prima serata ci scaraventano in un canto ininterrotto, al di là di stile, linguaggio, tecnica o convenzione.
Il motto della settimana nato questa mattina dalla travolgente simpatia di Judi è: LESS RULES, MORE TOOLS. Niente di più azzeccato in questo momento della mia vita.
Succede che stamattina (qui sono le 13.30) stiamo cantando da circa tre ore, siamo tantissimi (intorno alle duecento persone), solo una decina europei, io l’unica italiana. 

Succede che arriva LUI, il mito, il master teacher: Bobby McFerrin. Ascolta, partecipa, ci sfida, canta e infine si mette in mezzo al cerchio e produce qualcosa di una bellezza sconvolgente. “Come closer”, dice spesso al gruppo, “venite più vicini”.

In questa esperienza desidero osservare, quindi preferisco farlo da lontano. Mi trovo dunque sulla parte più esterna del cerchio, in terza fila, e per quanto mi avvicini non raggiungo quasi mai una buona visuale. Sento e incorporo tutto, ma non vedo niente, non vedo lui. La circlesong finisce e io ho nel cuore la sensazione triste che questa distanza fisica dal Maestro mi neghi qualcosa, e penso: “cosa mi sto perdendo qui dietro?!”.
Rhiannon e compagni rilanciano subito un’altra circlesong, mentre Bobby si defila. Mi reimmergo nel mio canto, imparo la parte, mi radico in essa e ne sperimento ogni sfumatura. Canto con i tenori, perché ho voglia di cambiare punto di vista. Dopo qualche minuto, sento una mano caldissima sulla spalla destra.

Mi giro pensando di aver pestato i piedi a qualcuno con la mia consueta grazia, e mi trovo davanti alla bocca una massa di dreadlocks e un orecchio attento che ascolta la mia voce.

Sta afferrando la parte, la vuole per sé, la assorbe attentamente per qualche ripetizione e poi la canta con me guardandomi negli occhi. Inizia ad improvvisare, la armonizza, ci gioca e si diverte. Stabilizza una parte secondaria, io capisco: la canto con lui. Mi guarda e spalanca un sorriso gigante. Inventa subito un’alternativa, così le voci si moltiplicano: il cerchio, io e Bobby McFerrin, che mi regala uno sguardo penetrante e gioioso.

Il gioco va avanti per diversi minuti. Poi mi cinge le spalle con un mezzo abbraccio e mi dice “great job, keep on singing this new one”, “ottimo lavoro, continua a cantare la tua nuova parte”. E io lo faccio, mentre se ne va e mi lascia addosso la pelle d’oca per circa venti minuti.

Solo allora mi accorgo di essere guardata da molti occhi come fossi appena stata benedetta dallo Spirito Santo.

Cosa mi stavo perdendo?!
Aspettavo solo il mio miracolo quotidiano.

CIRCLESONGS WORKSHOP @ OMEGA INSTITUTE, Rhinebeck NY (USA)

Omega

Esattamente un mese fa ero in volo verso gli Stati Uniti. Trascorrevo sospesa sull’oceano il compleanno più lungo della mia vita, grazie al fuso orario favorevole, un compleanno estremamente solitario, nonostante mi trovassi a bordo di un aereo zeppo di passeggeri stanchi e infreddoliti.
Mi sono ritrovata a viaggiare verso il luogo più distante da casa che avessi mai visitato a causa di una serie di eventi sincronici che, uno dopo l’altro, hanno scavato con determinazione la mia strada verso un’esperienza di rara intensità e bellezza. La sorpresa e la meraviglia che mi hanno accompagnata nel programmare il mio viaggio in soli venti giorni non hanno fatto che moltiplicarsi ed espandersi una volta atterrata oltreoceano.

Sono arrivata in un’afosissima NYC, dove il tempo sembra accelerato e l’aria condizionata la più grande arma di distruzione di massa, e ancor prima di abituarmi ai suoni e alla frenesia di Times Square, mi sono ritrovata duecento chilometri più a nord, immersa nel verde umido e brillante della Hudson Valley, precisamente all’Omega Institute di Rhinebeck.

Ogni anno, da circa dieci anni, in questo angolo di paradiso naturale e spirituale si riuniscono dalle cento alle duecento persone per il Circlesongs Workshop, un seminario residenziale della durata di otto giorni condotto dall’immenso Bobby McFerrin e da un team di docenti di livello stellare. Quest’anno erano presenti David Worm, Judi Donaghy Vinar, Rhiannon, Christiane Karam, Zuza Gonçalves, Karen Goldfeder, Rizumik (Tiago Grade), Joey Blake e Linda Goldstein.

Il charter bus di Omega mi ha lasciata timida e spaventata nell’area check-in dell’Istituto, dove un gruppetto di persone sorridenti e disponibili ha provveduto a fornirmi tutto l’aiuto necessario per evitare di occuparmi di bagagli, salviette e lenzuola, e potermi catapultare nella Main Hall, dove il workshop stava avendo inizio.

Ho percorso a passo svelto deliziosi vialetti tra curatissimi giardini senza sapere esattamente cosa aspettarmi, con il cuore in gola per l’emozione e la paura (di cosa, non lo sapevo bene), sentendomi piccola piccola di fronte a un’opportunità così preziosa per la mia voce, il mio lavoro, la mia vita.

Ho lasciato le scarpe all’ingresso della sala di lavoro e, aperta la porta, sono stata investita da un’ondata di suono alla quale mi sono abbandonata per tutta la settimana successiva.

Parto dalle conclusioni e dirò che, al di là delle motivazioni personali per cui questa è stata un’esperienza per me importante, a Omega ci si sente a casa, anche se sulla carta non si avrebbe alcun motivo per prevederlo.

Ero l’unica italiana tra circa centocinquanta americani e una ventina di partecipanti da Europa, Canada, Giappone e Sudamerica. Con l’inglese me la cavo, ma non era affatto scontato riuscire a integrarsi e a stringere relazioni profonde con i compagni di corso, né sentirsi circondati da una sorta di rete di salvataggio: qualsiasi cosa accadesse o non comprendessi bene linguisticamente, avevo modo di coglierlo ed esperirlo appieno comunque, grazie al flusso e al campo energetico che tutti insieme co-creavamo.
Il livello di preparazione sul piano musicale era altissimo, ho respirato creatività e abilità sublimi, e ho imparato davvero molto. Questo perché, nonostante l’evento sia di complessa gestione a causa del numero alto di partecipanti e docenti da coordinare, il luogo è quello giusto, e lo sono anche le persone.
L’Omega Institute è un luogo bello, curato, pulito, silenzioso, colmo di attività possibili anche extra-workshop, dove ognuno ha la possibilità di trovare il proprio posto e abitarlo nel modo che ritiene più confortevole e adatto a sé. Anche gli alloggi più semplici sono più che dignitosi, e la cucina… è ottima! Per lo più vegetariana, ma non in maniera esclusiva, varia, molto equilibrata, ricca di prodotti freschissimi forniti da piccoli produttori locali, con una discreta attenzione anche alle intolleranze alimentari.
L’organizzazione del corso è pressoché impeccabile: le giornate erano scandite in tre fasce orarie di lavoro intenso (mattina, pomeriggio e sera, per un totale di circa dieci ore al giorno, sempre anticipate da un warm up vocale e corporeo, e da una pratica facoltativa nel santuario) che hanno garantito momenti di aggregazione, brainstorming e confronto nel grande cerchio, ma anche approfondimenti per gruppi di medie dimensioni, fasi di pratica ed esercizio sempre monitorate da un insegnante e svolte in formazioni ridotte, oltre a spazi di espressione individuale. L’invito alla ricerca e alla sperimentazione sono costanti, e ho trovato una generosità, un’onestà e una completezza nei feedback e nelle indicazioni che raramente mi è capitato di vedere. Sono stati offerti corsi elettivi che spaziavano dalla tecnica vocale, allo stile (gospel, canto microtonale mediorientale, jazz), all’improvvisazione, alle danze, fino a giochi ritmici con vocal e  body percussion.
Ho avuto il privilegio di assistere al meraviglioso concerto dell’intera faculty, e di contribuire ad offrirne uno insieme ai miei colleghi. Ho avuto, inoltre, l’inestimabile onore di essere condotta attraverso i sentieri e i segreti dell’improvvisazione da un genio come Bobby McFerrin in persona.

Insomma, il Circlesongs Workshop è un evento che merita una partecipazione almeno una volta nella vita, se si amano l’improvvisazione, il circlesinging e l’aspetto comunitario del fare musica.

Possiedo oggi materiale per studiare per i prossimi sei anni almeno, e soprattutto sono parte di una tribù internazionale che si muove a ritmo di musica oltre ogni confine linguistico, di età, razza, provenienza o cultura, una comunità di voci viva e pulsante, che non ha altra intenzione se non quella di includere un numero sempre più ampio di persone e di idee.

Pare che io stessi benissimo dall’altra parte del globo, tanto che i sintomi da jet lag ancora mi accompagnano dopo due settimane dal rientro. Ciò che è certo, però, è che sono tornata a casa con le tasche svuotate da timori e giudizi, e arricchite da nuovi amici e stimoli per creare e sperimentare con grande libertà e il sorriso stampato sulla faccia!

Grazie OMEGA, grazie Circlesongs Workshop, grazie Tribù!

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